Si può dire “morte”

  • una persona esce da un tunnel in lontananza

L’uomo che accetta di confrontarsi con la morte, in verità si confronta con la vita, di cui la morte è una parte.

Non siamo immortali

La morte è l’epilogo, ma è anche ciò che tiene l’uomo nel presente, nel tempo dell’azione e dell’esistenza, della felicità possibile anche nella fatica. Si può dire “morte”. Perché l’alternativa a questa vita, per quanto faticosa o dolorosa è la non vita, è il non esserci, che è ciò che ci spaventa. Quindi rischiamo di restare immobili in un paradosso: non guardare la morte ci salva dall’angoscia ma alla lunga ci nega un’esistenza autentica e consapevole (come bene scrisse Heidegger, ad esempio, ma anche Simone Cristicchi nella sua canzone “La prima volta che sono morto”).

Non siamo immortali. Perciò […] ti raccomando, caro amico, secondo il tuo modo, Memento vivere, non altro.

(Goethe)

La riflessione sulla morte cambia il nostro modo di vivere

Non importa se a questa consapevolezza arriviamo grazie alle canzoni pop di Sanremo o grazie a complessi e articolati sistemi di pensiero filosofici: l’importante è che ci arriviamo e che questa riflessione cambi e trasformi il nostro modo di vivere. Non c’è bisogno forse di scomodare Confucio per poterci dire che la vita che abbiamo è una e che l’unico modo di cui disponiamo per ricordarcene, almeno ogni tanto, è pensare alla morte. E quand’anche credessimo nella reincarnazione la vita che ci è data da vivere, ora, è questa.

Facciamo ora un bilancio

La mancanza di senso, la solitudine e l’isolamento, la sensazione di non aver vissuto – sprecando vita e tempo – o di aver dedicato poca attenzione a ciò che per noi conta davvero, non aver cercato di cambiare in meglio la nostra vita, non aver detto parole importanti a chi amiamo sono cose concrete, non sono solo idee o pensieri, e contano nel corso della nostra intera vita e tanto più alla fine, quando il sipario sta per chiudersi e i bilanci esistenziali si impongono, severi e implacabili, ma i rilanci possibili sono pochi o hanno poco tempo per realizzarsi e quindi diventano urgenti e chiari.

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