Oggi la forza d’animo viene perlopiù definita resilienza.
Mi piace qui, invece, recuperare il significato antico e profondo di questa virtù, legato a una consapevolezza che è frutto dell’ agilità dello spirito che si tiene allenato, lucido, armonicamente e dinamicamente in equilibrio con l’esistenza, con te stesso e con gli altri e la natura.
Siamo messi alla prova dei molti eventi esterni che ci scuotono ,e da tante emozioni e tensioni interne che ci turbano. Abbiamo bisogno di un centro e di una direzione. La forza d’animo non è la capacità di reggere senza mai cadere, ma è la capacità di nutrire e mantenere una visione lucida su se stessi e sulla vita: cosa conta davvero, cosa si può lasciare andare, e come dice Epitteto distinguere cosa dipende da noi e cosa non dipende da noi.
E’ la capacità di fermarsi e stare in ascolto di ciò che accade, di accettare la fragilità e le cadute senza cedere alla rassegnazione cinica ma coltivando l’umiltà di ricominciare ogni volta. Perché vivere è molto meglio che sopravvivere.
E’ una forza che non è lotta o sforzo, ma che sa domare la rabbia – come nell’immagine della forza dei tarocchi – e l’ansia eccessive, che accetta il caos e che si dedica a dargli ,dove può ,ordine.
Una forza che non è sforzo titanico ma capacità di esercitare lo spirito e la consapevolezza, capacità di ascoltarsi e stare  nel silenzio e nell’attesa che la giusta direzione si riveli,   per garantirsi quell’energia vitale che dà forma e gioia all’esistenza.
La forza d’animo ci aiuta a” imparare a sperare” come scrisse E.Bloch, ci insegna la fiducia la pace la libertà accetta la sofferenza, ma non se ne faccia schiacciare. E’ la forza della saggezza perché, come scrive Vito Mancuso “possiamo non essere destinati all’assurdo” (a proposito del senso della vita)