“Bisogna partire dalla fine della vita, che la società moderna con scarsi risultati sta provando a cancellare dal nostro orizzonte, per capire quanto siano importanti le cure palliative e quanta attenzione – e investimenti – in più meritino. «Negli ultimi decenni la morte è stata progressivamente rimossa. Evitiamo di nominarla. Viviamo nel tempo del fare, delle prestazioni, del denaro e abbiamo cancellato quello dell’essere dove sta inevitabilmente anche quello della fine. Maria Zambrano, grande filosofa del ‘900, diceva:
“A noi esseri umani tocca nascere e resuscitare più volte senza uscire da questa vita”. Si dice che la vita si allungherà a 120, a 140 anni. Ma come? Andare avanti a oltranza non è, per fortuna, l’unica possibilità che abbiamo di fronte. Il tempo non si consuma, si vive» dice Laura Campanello.

Lei è una filosofa che, oltre a quello dell’insegnamento, fa un lavoro importante e
difficile, negli hospice, al fianco di persone malate che sanno di dover morire.”

qui l’articolo a cura di Stefano Rodi, pubblicato su 7 del Corriere della Sera venerdì 7 marzo 2025