Sperare non è facile. Se ti ascolti bene puoi sentire l’oscillazione tra la paura e l’illusione. Un dondolare tra “andrà tutto bene” e “non cambierà niente, è un disastro”
Il problema sta il quel “tutto” e in quel “niente”: non è possibile che tutto vada bene, lo sappiamo già. Ma se siamo oneste e onesti con noi stessi sappiamo anche che qualcosa, molto o poco, andrà al meglio, ci sorprenderà meravigliandoci, ci stupirà.
A noi il compito di vederlo, accorgercene, non svalutarlo subito alla luce di ciò che ancora o definitivamente non sarà come volevamo.
Non è un caso che il filosofo Salvatore Natoli scriva che “la speranza è intima alla paura” e altri l’abbiamo definita ponte, tra l’oggi e il non ancora. E nel tempo e nel viaggio verso quel “non ancora” la paura ci sarà compagna, a volte sarà più forte e altre meno, a volte il ponte sarà traballante a volte più solido. In alcuni momenti lo attraverseremo in solitaria e in altri momenti, lo auguro a ciascuno di noi, in compagnia di altri che sperano, magari contro ogni previsione.
Ma è proprio credendo nei sogni, restando capaci di desiderare, facendo i conti con il cambiamento che fa inevitabilmente parte della vita che possiamo andare oltre la paura e trasformare ciò che non ci piace della vita e crearne una nuova e diversa, abitabile.
Altrimenti vince il cinismo, il disimpegno, la grettezza, la rassegnazione e l’unico orizzonte possibile è la sofferenza, la rabbia, l’angoscia, la disumanità.
Ci pensavo proprio stamattina: mi sono alzata con la voglia e la curiosità di aprire un anno nuovo di zecca, tutto da scrivere – amo i nuovi inizi – ma ho sentito subito, densa e presente, qualche tristezza e non poche preoccupazioni. E poi mi sono detta: è proprio in questo terreno che la speranza prende corpo, altrimenti sarebbe certezza, cioè qualcosa di già garantito. Invece posso e voglio imparare sempre più ad abitare nell’incertezza che questi tempi – più che mai – ci impongono. Senza fare l’eroina, senza negare la paura e a volte la fatica, ma senza farmene sopraffare.
allora mi sono detta: facciamo come per la scommessa di Pascal, senza mettere in gioco – come lui – l’esistenza di Dio- Non sappiamo se ciò che vogliamo e speriamo si realizzerà ma vale la pena provarci: se si realizzerà avremo fatto bene a sperarci e a attivarci in ogni modo per vederlo accadere, se non si realizzerà (o magari non come immaginavamo) almeno avremo vissuto una vita degna, costruttiva, animata e interessante. Io ci provo! E tu?
Buon anno!