Piccole e grandi Felicità. Il mio augurio per il 2017 sul corriere del 31 dicembre, p.31

Siamo ormai circondati da manuali che ci invitano a godere delle piccole cose, delle semplici gioie quotidiane per essere soddisfatti di ciò che abbiamo e sentire il piacere che nasce dal conforto e della sicurezza di sentirsi al sicuro davanti al proprio focolare, tra le gioie domestiche e i propri affetti.
Questa è una chiave fondamentale, certo, per il raggiungimento della felicità, ma solo se diventa occasione per acquisire la capacità di gustare il piacere che nasce dalla consapevolezza di sé, di provare la gioia di essere vivi, di ritrovare il piacere bambino tipico dell’atteggiamento filosofico proposto, tra gli altri, da Platone, Aristotele, Bergson, che viene dalla meraviglia suscitata dal presentarsi delle cose per come sono. È la quieta contemplazione, è la contentezza figlia della semplicità priva di desiderio e di rimpianto, che regala la possibilità di darsi pace, di raggiungere un appagamento stabile e profondo, felici di ciò che si ha e di ciò che si è, senza dare nulla per scontato. Se non è così, se non è questo tipo di felicità, si correre il rischio che godere delle piccole cose diventi la scusa per chiudersi  in se stessi,  vittime di una rassegnazione che è frutto dell’abitudine, della pigrizia, o peggio  della paura di aprirsi a ciò che c’è fuori dalle mura domestiche. Ci si accontenta, nei termini più negativi che conosciamo. […]

Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. (H Arendt). L’uomo sa stare nella mancanza, in quello spazio tra il desiderio e la sua possibile soddisfazione, abitato dalla speranza, che si fa ponte tra ciò che è e ciò che non è ancora, ma è auspicabile. Ha in sé forza e tenacia, sa accettare il rischio e se ne fa carico con coraggio, perché ambisce a qualcosa di meglio di ciò che ha oggi. Perché sa che ne vale la pena.
Questo modo di vivere è ciò che regala le grandi soddisfazioni che derivano dal vedere premiati il coraggio e la tenacia, dall’ avere forti motivazioni che consentono di restare vivi, attivi, entusiasti, costruttivi, per noi e per gli altri. Regala la possibilità di essere fieri di sé, soddisfatti per ciò che si fa. Regala entusiasmo, capacità di ricominciare  e di rimettersi in gioco più e più volte. […]
Si tratta di saper restare nella tensione tra le due posizioni, nell’ equilibrio funambolico tra lo spirito combattivo  e la capacità di darsi pace, di stare tanto radicati alla terra quanto elevati verso il cielo, senza mai cedere a nessuno dei due stati in maniera definitiva.

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