Filosofa

Filosofa

Nella vita capitano tante cose belle e brutte, per cui siamo felici e soddisfatti o ci troviamo doloranti e arrabbiati. La filosofia aiuta a vivere meglio le cose che capitano, soccorre nei vari passaggi che l’esistenza propone o impone, permette di affrontare al meglio crisi, cambiamenti, inquietudini e dubbi.

“Curarsi vuol dire orientarsi verso un giusto stile di vita”. T.Terzani

Sono filosofa non solo perché ho una laurea in filosofia, ma perché guardo la vita per quella che è, fatta di chiari e di scuri e cerco di essere consapevole di ciò che vivo e di ciò che ho. E invito e aiuto gli altri a fare altrettanto, se vogliono.
Praticare la filosofia (www.scuolaphilo.it) significa, per me, accettare che abbiamo tante domande di senso a cui dobbiamo rispondere per vivere meglio, domande che nel corso della vita cambiano e chiedono risposta: risposte concrete, per la vita di ogni giorno, per vivere sereni il nostro tempo, anziché sopravvivere in qualche modo e per di più lamentandoci in continuazione, scontenti e rabbiosi.

La filosofia aiuta ad uscire dalle crisi che spesso ci capita di vivere nelle nostre normalissime vite e a reggere anche i dolori più grandi. Non si occupa di patologie, ma di vita. Quella di ciascuno.
Serve a dipanare la matassa in cui ci aggrovigliamo o in cui veniamo attorcigliati e di cui a volte non riusciamo a trovare il capo, il bandolo. Qualcuno deve quindi aiutarci a ritrovare il senso e la direzione che abbiamo perso e ri – orientare il nostro sguardo sul mondo per ritrovare serenità e leggerezza, felicità e benessere.

Propongo questa filosofia come stile di vita anche attraverso conferenze, seminari e workshop

Romano Madera

  • Una filosofia per l’anima – Ipoc 2013
  • La Carta del Senso – psicologia del profondo e vita filosofica – Raffaello Cortina Editore 2012
  • La filosofia come stile di vita (con Luigi Vero Tarca) – Bruno Mondadori 2003
  • Carl Gustav Jung – “Ogni vita umana chiede di essere salvata. In Jung c’è una sorta di romantica aspirazione alla totalità dell’umano dentro e oltre l sue mille fratture. Per me è proprio questa aspirazione ciò che svetta nel suo lascito” R.Màdera – Feltrinelli, ottobre 2016

Pierre Hadot

  • Esercizi spirituali e filosofia antica – Einaudi 2005
  • La filosofia come modo di vivere – Einaudi 2008
  • Che cos’è la filosofia antica – Einaudi 2010

Moreno Montanari

  • La filosofia come cura – Mursia 2012
  • Vivere la filosofia – Mursia 2013

Da me arrivano persone di ogni tipo e di ogni età che sono in un momento di crisi esistenziale: per il lavoro, per i figli, per il matrimonio, per l’età, per insoddisfazione , per malattie proprie o di persone care, che stanno affrontando cambiamenti vari e fanno fatica. Cercano un ascolto, un confronto, vogliono trovare un modo per stare bene.

L’analisi Biografica a Orientamento Filosofico  è un percorso di conoscenza e cura di sé, è un percorso che passa attraverso lo sguardo sulla propria vita, in cerca di linee di senso da rintracciare tra il passato, il presente e il futuro della propria storia, con i suoi desideri e le sue paure. Perché il senso del vivere, quando manca o viene perso, lascia spaesati, affaticati, vuoti. Il racconto della propria vita ad un’altra persona che, come te che racconti, cerca di dare senso e direzione alla propria vita, aiuta a comporre ciò che pare frantumato, opaco, scuro, e nei momenti di crisi e difficoltà aiuta a ritrovare leggerezza serenità.

E’ un percorso di cura dell’anima, come la intendevano i filosofi antichi: consapevolezza per stare meglio al mondo.

Il percorso possibile per stare meglio può essere quello di una analisi di sè, con le sue tempistiche più o meno lunghe o quello della consulenza, più breve, per rispondere a questioni più precise e concrete.

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Tale professione risponde ai requisiti di legge in materia di professioni non organizzate in albi di cui alla Legge 14 gennaio 2013 n. 4

MALATTIA e VECCHIAIA:

Nel momento in cui una malattia molto seria viene diagnosticata (un tumore, la Sla, ecc) il ritmo abituale della vita si interrompe o si modifica e iniziano spesso fatiche, fisiche, esistenziali e nelle relazioni, perché ognuno reagisce a questi eventi in maniera diversa.
È importanti quindi, nelle diverse fasi di malattia poter avere un interlocutore che aiuti a capire come affrontare tutto quello che sta accadendo, come comunicare con gli altri su argomenti così difficili – perché hanno dentro tante paure – e che aiuti a riprogettare una vita magari un po’ diversa da prima ma altrettanto possibile, che sostenga nel rivedere gli obiettivi esistenziali, a ritessere in una nuova forma le relazioni affettive.
Per tornare a sentirsi non “solo” dei malati o dei parenti/amici “di malati” ma persone che affrontano una vita che convive anche con la malattia, perché si resta comunque e prima di tutto delle persone che vogliono vivere al meglio nonostante tutto.
Se poi ci sono scelte terapeutiche importanti da fare, per malattia o per età avanzata, è bene poter comprendere al meglio come gestire la propria libertà di vivere in maniera per sé sostenibile e possibile. Perché nessuno riesce a vivere bene una vita che altri hanno scelto per lei o per lui, specie se è una vita limitata dalla malattia.

CURE PALLIATIVE

Ho portato e porto la filosofia nelle corsie dell’ospedale e delle Rsa  . Infatti a partire dal 2006 e per 10 anni ho lavorato all’Hospice dell’Istituto Nazionale dei Tumori diretto dal Dott. Caraceni, nel ruolo di Filosofa e assistente spirituale laica.
Nel frattempo (2010) ho iniziato a ricoprire la stessa funzione anche al reparto Sla  della RsA Villa dei Cedri  di Merate –LC- con il Dott. Millul. (vi invito ad ascoltare il testo “Ti racconto di me e della mia Sla” da me scritto)
Lì ho imparato a dialogare con pazienti, parenti e operatori intorno a ciò che conta davvero nella vita e ciò che vorremmo per la nostra morte, per noi e per chi ci sta a cuore. Ho capito meglio cosa è la felicità che intendevano i filosofi antichi.

Ho toccato con mano quanto siamo analfabeti nel parlare di morte come certezza o come possibilità e come questa incapacità ci fa fare tantissime fatiche : non riusciamo a parlarne tra noi, non sappiamo congedarci gli uni dagli altri, non riusciamo ad avere dialoghi sinceri tra medici e pazienti, la consapevolezza della gravità non c’è quasi mai e si muore impreparati – pazienti e parenti – e in ultimo, ma non meno importanti, i bambini e i ragazzi ancora vengono allontanati dal processo del morire con tutta la fatica che per anni si trovano a dover gestire, nel silenzio degli adulti che continua.
La filosofia delle cure palliative è necessaria per la cura di malati inguaribili ma che hanno bisogni sociali, spirituali, psicologici e fisici di cui bisogna farsi carico tutti e al meglio, tra professionisti diversi, parenti e pazienti.

In questo ambito accompagno pazienti e famiglie nel percorso di cura, partecipo a congressi di settore, anche nazionali, tengo conferenze e tengo lezioni a master universitari di primo e secondo livello o presso centri di formazione accreditati ECM (si veda, a titolo di esempio, fabiosassi.it/it/scuola-formazione-corsi/) o per gruppi di volontari.

Tengo formazioni sul tema della spiritualità, della consapevolezza del morire, della comunicazione e dell’umanizzazione delle cure.
Faccio parte del comitato scientifico della Rivista Italiana di Cure Palliative  per cui ho scritto diversi articoli e recensioni di libri o films su tematiche di malattia e lutto.

Tengo regolari gruppi di supervisioni a equipe professionali (attualmente all’equipe multiprofessionale di Villa dei Cedri a Merate e di casa Vidas a Milano.

Ritengo, insieme a coloro con cui lavoro, che narrare le malattia e il percorso di cura sia utile a comprendere meglio ciò che accade, a esplicitare i valori di riferimento in cui inserire le scelte di cura, a far sentire meno soli e isolati i paziente e i loro cari e a rielaborare al meglio il lutto di chi resta dopo un’esperienza così dolorosa.

Parlare di MORTE: LA DEATH EDUCATION

Lavorando con i malati, le persone morenti, i parenti che soffrono nel veder morire i loro cari e che si sentono impotenti e arrabbiati, ho davvero capito, anche se ne sono sempre stata convinta, quanto paghiamo in termini di relazioni, scelte, comunicazioni, fatiche varie il tabù della morte che ancora ci avvolge: non abbiamo linguaggi, stiamo perdendo riti, restiamo nella bugia soffrendo di questa situazione, restiamo isolati e soli anziché parlare e consolarci a vicenda.
La morte fa parte della vita, non serve attendere di essere malati, anziani o in lutto per pensarci, perché avere chiara la propria mortalità e il limite umano in generale aiuta a vivere meglio, più consapevoli, più vicini tra noi, anziché isolarsi, stordirsi e soffrire da soli con le nostre paure.

Per questo organizzo conferenze, Death cafè – luoghi in cui davanti a un caffè, a una tisana o ad un bicchier di vino si chiacchiera di ciò che riguarda la morte, in varie formi e tematiche (dal tema del testamento Biologico a come vorremmo congedarci dal mondo); tengo interventi nelle scuole di ogni ordine e grado sui temi del lutto, su come spiegare la morte ai bambini, su come affrontare una malattia o un lutto che tocca una classe scolastica o una famiglia, e scrivo per il DontBlog , visto che ho già scritto due libri su questi temi.

LUTTO

Quando un lutto colpisce la propria vita ci si sente smarriti, disperati, spaventati e spesso soli perché non si sa con chi parlarne o si ha il timore di essere poi allontanati o evitati dagli altri.
La vita che fino a poco prima trascorreva prevedibile e tranquilla diventa incerta e triste.

Questo vale anche per bambini e ragazzi.
Le emozioni che si provano vanno dalla rabbia, al dolore che pare insopportabile, allo smarrimento che fa chiedere “perché è successo a me?” “cosa farò ora? Ce la farò?”
Il dolore chiede di essere sopportato, la vita chiede di essere ristrutturata, ma specie all’inizio pare così difficile che sembra impossibile e sembra che mai più si potrà tornare a vivere davvero.
La morte, che giunga improvvisa o al termine di una malattia, è sempre inattesa e sentita come ingiusta o prematura. Ed è sempre un evento doloroso e spiazzante. Anche se ci si è potuti in qualche modo preparare non si è mai pronti e se non vi è stato preavviso lo shock è estremamente forte.

Diviene fondamentale potersi sentire accolti nel proprio dolore, nelle proprie paure, nella sensazione che il senso dell’esistenza sia di colpo perso e si possa temere di non ritrovarlo più.

Raccontarsi a chi ci può aiutare ad attraversare le varie fasi del lutto in una lavoro di ricostruzione della vita, che sani almeno in parte la ferita che la morte infligge, è importante. Si devono trovare nuovi equilibri, per questo il sostegno al lutto è un percorso di ricostruzione, di ritrovamento di sé nonostante il dolore, per tornare a vivere al meglio.