Daniele Silvestri. La parola serve anche a ridere delle disavventure

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Avete presente i tarocchi? Viene da lì lo spunto per la mia Philointervista, il gioco della felicità che ho ideato nel 2017 e che ha debuttato al Tempo delle donne con tante interviste andate in onda su Radio27. L’obiettivo è quello di far emergere l’idea di felicità degli intervistati. Uno di loro è stato Daniele Silvestri.

Tra i suoi maestri di vita c’è Lucio Dalla

Ci sono molti modi di fare poesia, di giocare con le parole e con la realtà che esse nominano, di fare questo bellissimo gioco che consiste nell’uso creativo del linguaggio e molti cantautori lo sanno. Per esempio Daniele Silvestri, che tra i tanti maestri di vita nomina i libri e Lucio Dalla, qui ci racconta il suo rapporto vitale con l’uso incosciente della fantasia, alla ricerca costante della leggerezza che serve per vivere e che nasce anche dalla capacità di avere una curiosità senza pudore, di giocare un po’ con l’ironia per riconoscere i sentimenti senza restarci schiacciati sotto, per potersene allontanare e prenderne la giusta distanza, come insegna anche Italo Calvino.

La poesia nasce dalla meraviglia

Il 21 marzo è la giornata mondiale della poesia, istituita dalla conferenza generale dell’Unesco nel 199 e celebrata per la prima volta nel 2000. Essa va salvaguardata, come modo di guardare il mondo e rispettare la parola, amarla, per non cadere nel rischio reale di svuotarla di significato e per continuare a farla pulsare per tutto ciò che contiene, a volte anche in maniera ambivalente e contraddittoria. Come le cose della vita. Proviamo a frequentare lo sguardo e la parola poetica come esercizio, per noi stessi, come esperimento di rottura con il quotidiano uso della parola e con l’abituale maniera di interpretare le parole stesse unicamente sul piano razionale. Giochiamo con le parole, osiamo poetare, impariamo a sentirne la loro potenza vitale.

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